Cara Sindaca, faccio il bagno vestito e non sono musulmano

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Cara Sindaca, faccio il bagno vestito e non sono musulmano

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22 luglio 2023 07:00

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Bagnanti vestiti in Friuli Venezia Giulia un secolo fa (Biblioteca di Lignano Sabbiadoro-Udine)

Anna Maria Cisint, sindaca leghista di Monfalcone, in provincia di Gorizia, ha sollevato una questione che sta facendo discutere le spiagge di mezza Italia: "È inaccettabile – dichiara Cisint – che stranieri musulmani entrino in acqua abitualmente vestiti".

La storia mi riguarda da vicino, perché anch'io – al mare o al lago – faccio il bagno vestito e non mi spoglio nemmeno quando esco dall'acqua. Ovviamente "vestito" non va inteso come un completo camicia-giacca-pantaloni: per me si tratta di una maglietta di lycra che mi ricopre fino ai polsi. È il risultato di tante estati passate al sole non lontano da Monfalcone: dalle bellissime spiagge di Grado ai tuffi da una chiatta abbandonata alla foce del fiume Corno (dove ora, per il successivo arrivo di acciaierie e cantieri navali, è meglio non tuffarsi).

Italiani in mutande

Da bambini e soprattutto da adolescenti trascorrevamo in costume giornate intere all'aperto e i tumori della pelle non sapevamo nemmeno cosa fossero. Così anni fa il dermatologo mi ha messo in guardia: o proteggo dal sole i nei che sono spuntati sul mio pallore invernale o rischio grosso. Confesso che la maglietta di lycra non mi dispiace, perché tra l'altro nasconde quella leggera adipe che sopra i cinquant'anni sopravvive perfino alla prova del costume.

Bagnanti vestiti in Friuli Venezia Giulia un secolo fa (Bibliioteca di Lignano Sabbiadoro-Udine)

Dall'articolo di Nicolò Giraldi su Today.it leggiamo che il Comune di Monfalcone sarà invece rigoroso nella prevedibile ordinanza che, immagino, vieterà di entrare in acqua con il corpo coperto. E se tutti i sindaci della zona seguiranno l'esempio, i turisti che hanno lo stesso mio problema dovranno trascorrere le vacanze in montagna, oppure evitare il Friuli Venezia Giulia. Dove, come dimostrano le due immagini qui sopra e sotto il titolo, un secolo fa a Lignano, in provincia di Udine, anche gli italiani facevano il bagno vestiti. Grandi sottane per le donne, in mutande e maglia uomini e bambini.

Operai dal Bangladesh

Forse, per il fatto di non essere noi musulmani, ci sarà una deroga al promesso rigore? Lo spero, dalle stesse parole della sindaca: "Chi viene da realtà diverse dalla nostra ha l'obbligo di rispettare le regole e i costumi che vigono nel contesto italiano e locale".

Condivido pienamente il richiamo al rispetto delle regole. Ho invece qualche difficoltà a mettere sullo stesso piano regole e costumi, perché questi ultimi sono strettamente legati alle libertà personali. Deduco, sempre dalle parole di Anna Maria Cisint, che il problema, che sembra tormentare l'estate a Monfalcone, sia esclusivamente legato alla presenza, tra i circa 29mila abitanti della città, di famiglie musulmane: persone residenti che, avendo anche loro del tempo libero e patendo il caldo di questi giorni, vanno in spiaggia vestite secondo la moda che preferiscono.

Le donne, in particolare, anche in acqua indossano vesti e un costume integrale che ricopre gambe e corpo. I francesi lo chiamano burkini: un neologismo che unisce burka, anche se il volto è sempre rigorosamente scoperto, e bikini. Un po' come la mia maglietta di lycra: al posto dei fuseaux attillati, però, preferisco infilarmi un casto paio di bermuda che mi ricopre fin quasi alle ginocchia.

Una nave in costruzione nei cantieri navali di Monfalcone (LaPresse)

Ma se tutta questa precauzione è dettata dal dermatologo, o dalla religione, o semplicemente dal proprio gusto estetico, gentile Sindaca, in cosa consisterebbero le "pratiche di dubbia valenza dal punto di vista del decoro e dell'igiene"?

Prima che la Sua campagna estiva venga rilanciata dal leader della Lega e da altri sindaci, La inviterei a riflettere meglio sulla fortuna economica che hanno avuto Monfalcone e i suoi cantieri navali nel trovare nel mondo operai musulmani in subappalto, disposti a costruire prestigiosi transatlantici per stipendi che generalmente ammontano a circa un terzo delle paghe riconosciute ai colleghi italiani. L'equazione non è difficile: se la manodopera costa molto meno, qualcun altro guadagnerà molto di più. Una celebre frase dello scrittore svizzero Max Frisch dice così: "Cercavamo braccia, sono arrivati uomini". Seguiti dalle loro donne e dai bambini che andranno a scuola. Si riferiva agli immigrati italiani.

Monfalcone senza musulmani

Senza il 28,7 per cento di stranieri regolari (di cui la metà sono appunto musulmani del Bangladesh), Monfalcone avrebbe oggi poco più di 20mila abitanti, di cui 6.900 anziani sopra i 65 anni. Un numero che, secondo i grafici dell'Istat, riporterebbe la città alla popolazione del 1936. Quindi, molto probabilmente, addio Fincantieri, addio indotto, addio lavoro e tutto il resto.

Il post della sindaca Anna Maria Cisint su Facebook-2

La convivenza tra stili di vita diversi può dar fastidio. Ciascuno di noi ha la sua classifica delle intolleranze. Personalmente, piuttosto del burkini, non sopporto chi fuma in spiaggia e nasconde la cicca nella sabbia, chi sputa in acqua e quanti impongono il loro genere musicale a tutto volume agli altri bagnanti. Ma un bravo sindaco sa smussare gli angoli della quotidianità per costruire, nel rispetto della Costituzione, la convivenza pacifica tra i suoi concittadini

I bambini musulmani, ritratti nella foto che Anna Maria Cisint pubblica sul suo profilo Facebook (qui sopra), forse da grandi indosseranno un perizoma e saranno tatuati fino al collo come Fedez e le bambine un bikini succinto, o magari continueranno a preferire il burkini delle loro mamme. Spero solo che siano scelte prese in piena libertà, senza imposizioni da parte di padri, imam o sindaci di qualsiasi partito, visto che non viviamo nella Cina di Mao e nemmeno nella Russia di Stalin.

Il burkini non è reato

I costumi (non soltanto quelli da bagno) cambiano con il tempo. La mia nonna, sepolta non lontano da Monfalcone, come tutte le donne friulane della sua epoca copriva sempre i capelli con un velo nero. Esattamente come tante donne musulmane di oggi. Mia madre e le sue coetanee non l'hanno mai fatto.

La Francia ha affrontato la questione prima di noi. La discussione si trascina da anni e il Consiglio di Stato, con decisioni diverse, nel 2016 ha indicato due strade: legittimo impedire il burkini in piscina anche per ragioni igieniche, ma in spiaggia non può essere vietato poiché il suo uso non mette a rischio l'ordine pubblico. Un pronunciamento in linea con le costituzioni europee. Anche perché, tra sole a picco, meduse in agguato e un aumento del 15 per cento dei melanomi cutanei rispetto al decennio precedente (fonte: Istituto superiore di sanità), coprirsi il corpo al mare sicuramente non fa male a nessuno.

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