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Andromeda_swe
Oggi parliamo di italiano e di gesti. Ma prima, un annuncio: quello che vedrai è un video tratto dal
mio prossimo videocorso, che si chiamerà “Volti d’Italia”. Il corso B2 di Podcast Italiano. Sarà
come sempre un mix di lingua e cultura. E presto inizierà la pre-vendita: se t’interessa, trovi
in descrizione un link per iscriverti alla lista d’attesa. Oppure, puoi anche usare questo codice
QR. E ora, goditi il primo episodio. Uno dei luoghi comuni più famosi sugli
italiani — che in questo caso però è vero, non è una cavolata— è che gesticoliamo molto. Non
bisogna essere acuti osservatori: è impossibile non notare questo fenomeno. Con “gesticolare” si
intende l’abitudine — non solo italiana — di parlare usando i gesti delle mani.
Che si tratti di una normale conversazione tra amici al bar, di una appassionata e chiassosa
discussione sulla politica, o persino di un racconto di una giornata normale e quotidiana,
le mani degli italiani sono sempre in movimento, per accompagnare le parole. Questo è stato
dimostrato anche empiricamente: in un esperimento scientifico condotto da un’università svedese,
gli italiani — pensate — hanno usato il doppio dei gesti degli svedesi per raccontare la stessa
storia che avevano visto in televisione. Per una volta, lo stereotipo è stato confermato!
Ma perché gli italiani sono degli utilizzatori così appassionati della gestualità? Cosa c'è
dietro a questa danza delle mani? Nella realtà, l’origine di questa abitudine è incerta. In
passato sono state proposte varie teorie, molte delle quali discutibili quando non completamente
fantasiose e senza fondamento. Si è guardato all’antichità: gli oratori ai tempi dei Greci
e dei Romani erano svantaggiati rispetto a noi, perché non avevano microfoni o altoparlanti:
i gesti erano quindi uno strumento essenziale per dare enfasi ai discorsi. Altri studiosi hanno
sostenuto che l’Italia è stata, per secoli, una terra di commerci e scambi tra diverse culture:
gesticolare aiutava a comprendersi anche tra stranieri. Secondo le tesi più moderne, però,
l’abitudine di gesticolare è riconducibile alla lunghissima storia urbana della penisola:
l’Italia è il paese europeo che ha avuto a lungo le più grandi città del continente europeo.
Nelle città antiche, come quelle del Medioevo, si viveva a stretto contatto, in luoghi molto vivaci
e affollati. Mercanti, contadini, venditori, comuni cittadini: tutti avevano la necessità
di capirsi al volo e rapidamente, in discorsi improvvisati per strada e in piazza. Per farlo,
gli italiani hanno sviluppato una serie di gesti che sono poi diventati universali nella penisola.
Un tempo questa abitudine di gesticolare non era confinata all’Italia o all’Europa meridionale.
Nell’Ottocento, però, avviene un cambiamento: le classi dirigenti europee decidono quasi di abolire
la gestualità, perché considerata un’abitudine da contadini, da analfabeti. Per i ricchi
borghesi e per la nobiltà europea, gesticolare era considerato un segno di povertà e di arretratezza,
e usare i gesti era visto come qualcosa di scandaloso, e quindi veniva disincentivato. Forse
anche per questa ragione oggi la comunicazione nei paesi Nord Europei (e Nord Atlantici in generale)
è piuttosto abbottonata, meno espressiva, anche se le cose stanno cambiando anche lì,
a mano a mano che ci si allontana dall’educazione e dalla morale “vittoriana” ottocentesca.
In realtà, il linguaggio del corpo, compresi i gesti, costituisce una parte fondamentale
della comunicazione umana, che non va minimizzata. Quello che comunichiamo
non è fatto solo di parole: oggi sappiamo che i bambini imparano a collegare gesti e parole